
2) Lo Spirito universale e la ricerca del S.
    I brani che proponiamo dalle diverse Upanishad mirano a
mettere in evidenza il carattere originale di una ricerca della
conoscenza e dell'autocoscienza che va ben oltre l'uso degli
strumenti razionali dell'uomo e include anche momenti rituali. La
sapienza indiana non  quindi filosofia secondo la definizione di
Hegel, ma non  nemmeno religione secondo la concezione
occidentale affermatasi soprattutto grazie alle grandi religioni
monoteistiche e rivelate.
 (vedi manuale pagine 263-264).
a) Il Brhman  ineffabile,  tutto e il contrario di tutto.

Il Brhman costituisce una unit fra essere e divenire
assolutamente sconosciuta al pensiero occidentale: non c'
separazione fra ci che muove e ci che  mosso, tra il principio
ordinatore e le cose ordinate.
Isa Upanishad.

4. Immobile, unico, pi rapido del pensiero, Costui [lo Spirito,
il Brhman] gli stessi Di non possono raggiungere nel suo
procedere. Costui, stando <fermo>, supera gli altri che corrono.
In Costui Matarisvan stabil le Acque.
5. Costui si muove, Costui non si muove; Costui  lontano, Costui
 vicino; Costui  all'interno di questo Tutto, Costui  anche
all'esterno di questo Tutto.
6. Colui il quale, per, riconosce tutte le forme del divenire
entro l'Atman e l'Atman in tutte le forme del divenire, da Costui
pi non si cela.
7. Colui nel quale tutte le forme del divenire sono diventate il
proprio S, Colui il quale ci conosce, quale turbamento vi pu
essere, quale dolore, per Colui il quale <in ogni cosa> scorge
l'unit?.
8. Egli si  diffuso, luminoso, incorporeo, senza difetti, senza
organi, puro, invulnerabile al male. Il vate [kavi], il pensatore
[manisin], colui che tutto diviene [paribhu], l'autogeno
[svayambhu] ha ordinato le cose secondo la loro essenzialit da
evi infiniti

b) Il Brhman  il principio di tutte le cose.

Il Brhman, al di l dei nostri sensi e della nostra mente,  il
principio di tutte le cose,  ci che fa s che i nostri sensi
sentano e che la nostra mente pensi. Om (o Pranava)  la sillaba
creatrice nella quale  racchiuso il senso dell'universo;  usata
come invocazione liturgica o formula di concentrazione per la
meditazione

Kena Upanishad.

Om!.
1. Da chi [kena] desiderato <e da chi> impulso vola il pensiero?
Da chi soggiogato muove il respiro per primo? Da chi voluta viene
detta questa parola? Quale dio aggioga la vista e l'udito?.
2. Allorch i Saggi si sono liberati dall'udito dell'udito, dalla
mente della mente, dalla parola della parola, dal respiro del
respiro, dalla vista della vista, dipartendosi da questo mondo,
diventano immortali.
3. Ivi non giunge la vista, n la parola, e neppure la mente. Non
sappiamo n conosciamo in quale modo Lo si possa insegnare; Egli 
altri che il noto e l'ignoto. Cos l'abbiamo udito dagli antichi
rishi, che ce l'hanno spiegato.
4. Ci che non  articolato dalla parola, ma mediante il quale la
parola  articolata, questo  il Brhman. Sappilo. Non 
certamente ci che in questo mondo si venera come tale.
5. Ci che con la mente non si pu pensare ma, come dicono,
mediante il quale la mente viene pensata, questo  il Brhman.
Sappilo. Non  certamente ci che in questo mondo venerano come
tale.
6. Ci che con l'occhio non si vede, ma mediante il quale gli
occhi vedono, questo  il Brhman. Sappilo. Non  certamente ci
che in questo mondo venerano come tale.
7. Ci che con l'udito non si ode, ma mediante il quale l'udito
ode, questi  il Brhman. Sappilo. Non  certamente ci che nel
mondo si venera come tale.
8. Ci che nel respiro non respira, ma dal quale il respiro 
guidato <nella sua funzione>, questi  il Brhman. Sappilo. Non 
certamente ci che nel mondo si venera come tale

c) Il Brhman  un bersaglio.

Il Brhman  come un bersaglio da raggiungere. Ciascuno ha in s
la freccia per raggiungere quel bersaglio: la meditazione.
Mundaka Upanishad, secondo, 3.

1. La Grande Sede [mahat padam]  manifesta, pur movendo celata
nel cuore <di tutte le cose>, e in lei  stabilito tutto ci che
esiste, movente, respirante, balenante. Sappiate che Essa  pi
desiderabile che il Reale e l'Irreale [sadasad, essere non
essere], pi alta della conoscenza [vijnana, cognizione
distintiva]. Essa  l'Ottimo per tutte le creature.
2. Ci che  splendente ed  pi sottile che il sottile, ci su
cui sono fondati i mondi e gli abitanti dei mondi,  questo il
Brhman indefettibile: esso  l'energia vitale [prana], il Verbo,
l'Intelligenza [manas]; esso  il Vero, l'Immortale. Riconoscilo
[...] come <il bersaglio> da trafiggere.
3. Avendo afferrato come un arco quella grande arma che  l'arcano
insegnamento [Upanishad], incocca in esso la freccia acuita dalla
meditazione: avendolo tratto mediante lo spirito concentrato nella
meditazione dell'Essere, riconosci questo indefettibile come il
bersaglio <da colpire>, o mio caro.
4. Il Pranava [la sillaba Om]  denominato arco, lo Atman freccia,
il Brhman bersaglio. Senza farsi distrarre [a-pramattena] questo
bisogna colpire, essendosi reso simile a un dardo.
5. Ci in cui sono tessuti il cielo, la terra e lo spazio
intermedio, la mente [manas] assieme a tutti i sensi, questo  l'
Atman unico e quello che si deve conoscere, lasciate tutti gli
altri discorsi! Questo  il ponte [setu] verso l'immortalit

d) La ricerca del S supremo.

Nel brano sono messe in evidenza le tappe della ricerca del S
supremo, di ci che rende possibile l'esperienza fisica e
sensibile (degli oggetti esteriori), l'esperienza del sogno, il
sonno profondo - in cui la coscienza  strumento di conoscenza -,
e infine la totale illuminazione e autocoscienza, la pienezza di
pace e di beatitudine

Mandukya Upanishad, I-secondo.

I.
1. Om  questo indefettibile < Brhman >; Om  tutto ci che ;
questa < Upanishad > ne  la spiegazione; ci che  esistito, ci
che esiste e ci che esister, tutto <ci>  <compreso nello> Om.
Quell'Altro, trascendente la tritemporalit,  pur esso designato
da Om.
2. Tutto questo <che > , invero, il Brhman; questo Atman  il
Brhman; questo Atman ha quattro stati [catuspat, quattro
piedi].
3. La prima condizione  Vaisvanara, la quale ha come sede lo
stato di veglia [jagarita-sthana]; essa ha conoscenza degli
oggetti esteriori, ha sette membra, diciannove volti e fruisce del
mondo materiale.
4. La seconda condizione  Taijasa, la cui sede  lo stato di
sogno [svapna]: essa ha conoscenza degli oggetti interni; ha sette
membra e diciannove bocche ed ha come dominio il mondo della
manifestazione sottile.
5. Allorch l'essere dormiente non prova pi desideri, non  pi
soggetto a sogni, allora si ha la condizione di sonno profondo
[susupta]. Colui che  in questo stato  divenuto uno [eki bhuta],
 divenuto sintesi di conoscenza [prajnana-ghana], si  fatto
beatitudine [ananda-maya] ed ha la beatitudine come campo di
esperienza; la coscienza <stessa>  il suo strumento di
conoscenza. Costui  chiamato Prajna [conoscitore assoluto].
<Questa > la terza condizione.
6. Egli  il Signore di tutto; Egli  l'onnisciente; Egli 
l'ordinatore interno; matrice di tutto, Egli  l'origine e la fine
di <tutti> gli esistenti

secondo.
7. I saggi pensano che il Quarto, che non ha conoscenza n degli
oggetti interni n di quelli esterni, n, contemporaneamente, di
questi e di quelli, che non  sintesi di conoscenza, <poich> non
 n conoscente n non conoscente, che  invisibile, non agente,
incomprensibile, indefinibile, impensabile, indescrivibile,  la
sicura essenza fondamentale dell' Atman, nella quale  totalmente
cessata ogni traccia di manifestazione, ed  pienezza di pace e di
beatitudine, senza dualit: questo  l' Atman [cos deve venir
conosciuto]

e) Prajapati, le forze creative dell'universo.

    Nelle Upanishad ritorna costantemente il tema dell'unit di
tutto il creato e del Creatore con le creature. Qui si sottolinea
che anche le parole della preghiera e il suono della meditazione
(Om) nascono dalla stessa forza creatrice e sono tutt'uno con
l'universo

Chandogya Upanishad.

2. ventitreesimo.
3. Prajapati cov i mondi. Dai mondi covati nacque il triplice
Veda. Egli li cov. Ne uscirono le sillabe <sacre> bhuh, bhuvah,
svah [terra, aria, cielo].
4. Egli li cov: ne usc il suono Om. Come tante foglie l'una
sull'altra, attraversate da una asticciola, cos tutte le parole
sono fondate sul suono Om. Il suono Om  tutto questo universo - 
davvero tutto questo universo

3. dodicesimo.
5. Questa gayatri [la pi importante preghiera rituale ind], con
i suoi sei aspetti [gli esseri, la parola, la terra, il corpo, il
cuore, il prana (l'energia vitale)], comprende quattro pada
[quattro quarti]. Ecco ci che dice un saggio a tale proposito:
6. Tale  la sua grandezza; pi grande  il Purusha [l'Essere
universale, primigenio]; un suo quarto comprende tutti gli esseri;
dei suoi altri tre quarti  fatta nel cielo l'immortalit

3. tredicesimo.
7. Ed ora, quel lume celeste che splende al di sopra di noi, che
brilla di l da tutte le cose, di l dall'universo, nei mondi
superiori oltre ai quali non vi  pi nulla, questa luce , senza
dubbio, quella stessa luce che irraggia dentro l'uomo

f) Nel cuore dell'uomo c' tutto l'universo.

    Secondo la teoria della reincarnazione l'uomo determina il
proprio destino nelle vite successive. Ma ciascun uomo ha dentro
di s, nel cuore, il Brhman, tutto l'universo: cio la
possibilit di unirsi - una volta lasciato questo mondo - al Tutto

Chandogya Upanishad.

3. quattordicesimo.
1. Tutto quanto esiste  Brhman. Nel riconoscere l'inizio, la
fine ed il presente di ogni cosa occorre essere nella pace. L'uomo
 materiato di volont [kratu-maya]; allorch l'uomo abbandona la
vita diviene ci che in fatto di volont ha concepito in questo
mondo. Bisogna pertanto che eserciti la sua volont.
2. Spirito puro il cui corpo  soffio di vita, la cui forma 
luce, il cui concetto  verit, la cui essenza  spazio, sorgente
di ogni attivit, di ogni desiderio, di ogni percezione di odore e
di gusto, abbracciante quanto vi , muto, indifferente.
3. E' questo S [Atman] dentro il mio cuore, che  pi piccolo di
un grano di riso, di un grano di orzo, di un grano di senape, di
un grano di miglio, di un nocciolo di un grano di miglio: questo
stesso S che  dentro il mio cuore  pi grande della terra, pi
grande dello spazio, pi grande del cielo, pi grande di tutti i
mondi.
4. Sorgente di ogni attivit, di ogni desiderio, di tutte le
percezioni di odore e di gusto, abbracciante tutto ci che ,
muto, indifferente,  questo S, che  dentro il mio cuore. Questo
 lo stesso Brhman. Colui il quale dice a se stesso: Uscendo da
questo mondo in lui trapasser, in verit non vi  per lui alcun
dubbio di essere nel giusto. Cos dice Sandilya

g) Il Brhman  pensiero e spazio.

Il punto di vista soggettivo e quello oggettivo

Chandogya Upanishad.

3. diciottesimo.
1. Occorre riconoscere che il Brhman  pensiero [manas]: ci dal
punto di vista individuale [adhyatmam]. Per quanto si riferisce,
invece, al punto di vista cosmico [adhidevatam], bisogna
riconoscere che il Brhman  spazio [akasa]. Questi sono i due
punti di vista, il soggettivo [individuale] e l'oggettivo
[cosmico].

h) Nel cuore dell'uomo  la citt del Brhman .

Il Brhman occupa in ciascuno di noi uno spazio piccolo, dove per
 contenuto tutto l'universo (vedi brano f): questo  il S
(Atman). Il S  immortale, non invecchia, e, dopo la morte del
corpo - se  stato conosciuto e riconosciuto -, ci consente di
essere felici in tutti i mondi delle nostre vite future

Chandogya Upanishad.

8. I.
1. In questa citt del Brhman <che  il corpo> un sottile loto
forma una dimora, dentro la quale vi  un piccolo spazio. Bisogna
ricercare ci che vi  dentro questo spazio, bisogna desiderare di
conoscerlo.
2. E se qualcuno domanda: In questa citt del Brhman un piccolo
loto forma una dimora nella quale vi  un piccolo spazio; che cosa
essa racchiude che sia necessario ricercare, che occorra
desiderare di conoscere?.
3. Bisogna rispondere: Questo spazio che si trova all'interno del
cuore  altrettanto vasto quanto lo spazio che abbraccia il nostro
sguardo. L'uno e l'altro, il cielo e la terra, vi sono riuniti; il
fuoco e l'aria, il Sole e la Luna, la folgore e le costellazioni,
e tutto ci che appartiene a ciascuno di loro in questo mondo e
ci che loro non appartiene, tutto ci vi  riunito.
4. E se qualcuno dice: Se tutto ci che esiste  riunito in
questa citt del Brhman, tutti gli esseri reali e tutti i
desideri, che cosa di loro rimane, allorch la vecchiaia la
raggiunge o allorch essa viene distrutta?.
5. Bisogna rispondere: <Il Brhman > non  raggiunto da
vecchiaia, non  colpito dal colpo che lo distrugge. Essa  la
vera citt del Brhman: tutti i desideri [kamah, esseri in
potenza] in lei sono riuniti. Questo  l' Atman puro di qualunque
peccato, libero da vecchiaia, da morte, da dolore, da sofferenza,
da fame, da sete, i cui desideri sono tutti realt <effettuata>.
Allo stesso modo che le creature in questo mondo si comportano
seguendo una autorit, e tendono verso un particolare oggetto
desiderato, scegliendosi un paese o una regione, in cui vivono.
6. E come in questo mondo si consuma ci che si  acquisito
mediante le azioni [i riti sacrificali], egualmente nell'altro
mondo si consuma ci che si  acquisito mediante le buone opere.
Perci coloro i quali passano per questo mondo senza riconoscere
l' Atman e, per mezzo suo, i desideri che sono realt inverata,
costoro vivono in tutti i mondi senza potere ci che vogliono. Ma
coloro i quali, vivendo in questo mondo, riconoscono l' Atman e,
per mezzo suo, la effettuazione dei desideri, costoro in tutti i
mondi possono ci che vogliono

i) Il S supremo (Atman).

La felicit eterna  garantita dalla conoscenza del S (Atman)

Chandogya Upanishad.

8. quarto.
1. Questo Atman  una diga [setu], una barriera che separa i
mondi. N le notti n i giorni possono passare di l da questa
diga, n la vecchiaia, n la morte, n il dolore, n la
sofferenza, n le buone n le cattive azioni.
2. Tutti i peccati recedono da essa; perch il mondo del Brhman 
senza peccato. Questa  la ragione per la quale, invero, la notte,
per chi traversa la diga, si tramuta in giorno. Perch il mondo
del Brhman , una volta per tutte, mondo di luce

8. settimo.
1. L' Atman liberato da ogni peccato, che non  sottoposto a
vecchiaia, a morte, a sofferenza, a fame, a sete, i cui desideri
ed i cui pensieri sono realt, questo  ci che bisogna cercare, 
questo che bisogna desiderare di conoscere. Acquista tutti i
mondi, realizza tutti i desideri, colui il quale raggiunge questo
Atman e lo conosce. Cos parl Prajapati

 (Upanishad antiche e medie, Boringhieri, Torino, 1968 2) .

